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lunedì 10 novembre 2025

Direttiva UE 2023/970: obblighi per le aziende sulla trasparenza retributiva e parità salariale

 Questo articolo è stato elaborato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, poi rivisto e verificato per garantire accuratezza e coerenza dei contenuti.


Parità di retribuzione e nuovi obblighi per le aziende

Dal 2026 le aziende europee dovranno adeguarsi a una normativa che segna un vero cambio di prospettiva sul tema della parità salariale tra uomini e donne: la Direttiva (UE) 2023/970, approvata il 10 maggio 2023.
L’obiettivo è chiaro: rendere visibili e correggere le differenze retributive di genere attraverso la trasparenza dei criteri di retribuzione e progressione economica.


Perché nasce la direttiva

Nonostante l’obbligo di “uguale retribuzione per uguale lavoro” esista già da decenni (art. 157 TFUE e direttiva 2006/54/CE)

, il divario salariale medio nell’UE è ancora del 13 %.
Molti lavoratori, soprattutto donne, non hanno strumenti per capire se vengono pagati in modo equo, né dati per chiedere chiarimenti o ricorrere legalmente.

La nuova direttiva europea per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne (UE 2023/970) cambia questo approccio, introducendo un principio semplice:


    la trasparenza retributiva diventa un diritto del lavoratore e un dovere del datore di lavoro.

 

A chi si applica

Si applica a tutti i datori di lavoro pubblici e privati nell’UE, compresi i contratti a tempo determinato, part-time e tramite agenzie interinali.
Il principio vale anche per tirocinanti e apprendisti, se il rapporto di lavoro è regolato da un contratto o da prassi equivalenti.
Anche i candidati a un impiego sono tutelati, grazie agli obblighi di trasparenza pre-assunzione.



📋 📋 Quadro sintetico degli obblighi principali

AmbitoCosa prevede la direttivaChi deve adempiere
Trasparenza pre-assunzioneIndicare negli annunci di lavoro la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista. Vietato chiedere al candidato il salario attuale o passato.Tutti i datori di lavoro
Criteri di retribuzione e progressioneDevono essere chiari, scritti e neutrali rispetto al genere. Si basano su competenze, responsabilità, esperienza e formazione.Tutti i datori di lavoro
Diritto all’informazioneOgni lavoratore può chiedere: (1) la propria retribuzione individuale; (2) la media retributiva, per sesso, di chi svolge lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Il datore deve rispondere entro un termine ragionevole.Tutti i datori di lavoro
Accessibilità e comunicazioneI datori devono informare annualmente i dipendenti del loro diritto a ottenere i dati retributivi e sulle modalità di richiesta.Tutti i datori di lavoro
Reporting periodicoPubblicare o comunicare alle autorità i dati sul divario retributivo di genere (retribuzione media e mediana uomo/donna).Aziende con ≥ 100 lavoratori
Valutazione congiunta delle retribuzioniSe emerge una differenza ≥ 5% non giustificata da criteri oggettivi, l’azienda deve esaminare la situazione con i rappresentanti dei lavoratori e correggerla entro 6 mesi.Aziende con ≥ 100 lavoratori
Frequenza del reportingReporting ogni 3 anni per le aziende da 100 a 249 dipendenti; ogni anno per quelle da 250 in su.Aziende con ≥ 100 lavoratori
Protezione dei dati e non discriminazioneI dati devono essere forniti in forma aggregata, senza identificare singoli dipendenti. Nessuna penalizzazione per chi richiede o divulga le informazioni.Tutti i datori di lavoro


Mini-Checklist per prepararsi alla Direttiva (UE) 2023/970

Criteri retributivi
  • Verificare se i criteri per la definizione degli stipendi sono scritti e accessibili.
  • Controllare che siano neutri rispetto al genere (competenze, responsabilità, esperienza, formazione)
Progressioni salariali
  • Esistono regole trasparenti per aumenti e avanzamenti?
  • Sono basate su criteri oggettivi e comunicati ai dipendenti?

Offerte di lavoro
  • Le posizioni pubblicate indicano la fascia retributiva prevista?
  • Il linguaggio usato è neutro e non discriminatorio?

Accesso alle informazioni
  • I dipendenti conoscono il diritto di chiedere informazioni sulle retribuzioni?
  • È stabilita una procedura interna per rispondere alle richieste?

Documentazione
  • L’azienda dispone di dati aggiornati su retribuzione lorda annua e oraria?
  • Esistono registri o tabelle per categorie di lavoro e sesso?

Reporting (aziende con più di 100 dipendenti)
  • È attivo un sistema per monitorare il divario retributivo di genere?
  • Sono previste analisi e azioni correttive se emerge una differenza superiore al 5 %?

Se i requisiti sono rispettati e la checklist seguita con scrupolo, il margine di errore sarà davvero minimo, se non nullo. Attenersi alla direttiva europea per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne consentirà all’azienda di prevenire criticità e di garantire parità di trattamento a tutti i dipendenti.

Un passo verso la trasparenza culturale

La direttiva europea per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne non introduce solo obblighi formali: spinge verso una cultura della trasparenza e dell’equità.
Per le aziende HR-oriented, può diventare un’opportunità per migliorare la fiducia interna e rafforzare la reputazione esterna.


Conclusione

Il principio della parità retributiva per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore non è nuovo, ma con questa direttiva diventa verificabile e misurabile.
Chi lavora nelle risorse umane avrà un ruolo centrale nel tradurre questi obblighi in processi chiari, comunicazione interna coerente e pratiche di selezione e gestione più eque.


Link alla direttiva europea per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne 
UE 2023/970Direttiva - 2023/970 - IT - EUR-Lex

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Direttiva UE 2023/970: obblighi per le aziende sulla trasparenza retributiva e parità salariale

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